Arriva all'improvviso, dopo la sconfitta in Calcutta Cup, l'abbandono della nazionale scozzese da parte dell'australiano Dan Parks.
Appare molto strano che questo erratico ed infelice mediano d'apertura lasci dopo appena una partita e c'è più di una persona che sostiene che il suo rapporto con Andy Robinson non sia mai decollato.
Dan Parks da anni milita nella nazionale scozzese: discreto calciatore, abbastanza abile nel centrare drop.
Ma niente più.
In particolare ci si ricorderà di lui come di un regista, di un "brain" pertanto, incapace di trovare soluzioni e risorse adeguate e condurre i propri colori a rimonte e vittorie insperate.
Adesso spazio al giovane Ruaridh Jackson: se non altro è scozzese di nascita.
Go Thistle!!!
giovedì 9 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Irlanda 21, Galles 23
Giunge allo scadere il piazzato del poliedrico Leigh Halfpenny con cui il XV di Gatland beffa i padroni di casa. Un'Irlanda priva dell'appena operato O'Driscoll, fuori per diversi mesi, ha giocato una buona partita subendo però a metà ripresa la rimonta ospite. Nel finale ecco il sorpasso che ha gelato i supporters locali. Solo una personale idea: perché la staffetta dentro O'Gara-fuori Sexton è avvenuta solamente a 4' dal termine?
Aviva Stadium
domenica 5 febbraio
Irlanda 21 (m= Best, Bowie; t= Sexton; p= Sexton 3)
Galles 23 (m= Jonathan Davies 2, North; t= Halfpenny; p= Halfpenny 2)
Primo tempo: 10-5
Arbitro: Wayne Barnes (Inghilterra)
Aviva Stadium
domenica 5 febbraio
Irlanda 21 (m= Best, Bowie; t= Sexton; p= Sexton 3)
Galles 23 (m= Jonathan Davies 2, North; t= Halfpenny; p= Halfpenny 2)
Primo tempo: 10-5
Arbitro: Wayne Barnes (Inghilterra)
domenica 5 febbraio 2012
VI NAZIONI 2012 - ITALIA, PRIMO ROUND
L'Italia di Brunel inizia il suo cammino con una sconfitta, in Francia, ad opera dei maestri d'oltralpe vice campioni del mondo. Una sconfitta figlia del comportamento in Europa del club (o franchigia, che dir si voglia) italiano più rappresentativo: il Benetton Treviso. Lasciamo stare infatti gli Aironi non ancora entrati in sintonia con i tornei ai quali partecipano. Ovvero: ad un innegabile miglioramento in termini di tenuta fisica e predisposizione all'offensiva, si registrano ancora marcate defezioni in difesa. Aggiungiamoci il nuovo corso avviato da Brunel e vedremo che quanto patito in Francia è stato quasi inevitabile e sicuramente prevdibile. Alla difesa manca ancora lo stimolo all'aggressività totale, quel processo tecnico ed istintivo che tende a togliere spazio e forza all'attaccante avversario di turno. Non dico ci sia timidezza nell'approccio fisico ma a volte ciò avviene con un ritardo, sia pur infinitesimale, in grado così di sbilanciare il rapporto velocità/potenza tra chi attacca e chi difende. Il tutto comporta una difesa arretrante e perciò votata al recupero e non all'avanzamento. In seconda battuta, ma non certo meno importante, viene l'approccio al placcaggio e alla tecnica che lo contraddistingue e lo accompagna. Quando un avversario è lanciato in velocità, i placcaggi laterali alti, per alcuni giocatori italiani anche già esperti (vero Mc Lean?), sono ancora la risorsa principe ben sapendo che "frontino" e, appunto, velocità, sono armi elusive abbastanza valide. In queste situazioni il placcaggio alle gambe è fondamentale in quanto provoca il rallentamento e/o la caduta dell'atleta portatore di palla che permette alle difese di rientrare e ripiazzarsi per rintuzzare la fase successiva, riproposta però da un sostegno che in queste situazioni non è sempre tempestivo quindi maggiormente gestibile. Poi c'è sempre da tenere in considerazione che l'effetto del placcaggio potrebbe portare all'in-avanti.
Il terzo fattore è il nuovo corso paventato dall'allenatore transalpino. Logicamente ancora non ben assimilato e "digerito" ha portato e porterà ancora qualche dissesto, soprattutto difensivo; come quello che ieri ha lanciato in meta un giocatore francese che è passato tra Lo Cicero e Ghiraldini schierati in difesa tra i 3/4 mentre loro facevano a pari e dispari su chi avrebbe dovuto affrontarlo. Peccati di "gioventù" che tecnico e squadra sono obbligati, però, a rivedere e correggere.
Altro fattore destabilizzante è il calo fisico italiano che ieri si è manifestato negli ultimi 20-25 minuti dell'incontro. Non credo che ciò sia frutto di una preparazione insufficiente bensì della frustazione che deriva dal fatto di avere il possesso ed attaccare senza però mettere punti in saccoccia, mentre quando si difende qualche errore di troppo fa marcare punti all'avversario: è un muro di gomma che, pian piano, sfianca, toglie concentrazione e incute insicurezza. Anche l'attacco comunque ieri non ha brillato: di fronte ad una difesa preparatissima non abbiamo avuto alternative. Troppo lenti e prevedibili in un gioco che, vista appunto la sempre più efficace organizzazione delle difese odierne, richiede soprattutto velocità, tecnica e fantasia per riuscire ad imporsi. La touche si è comportata da par suo e con il rientro di Pavanello dovrebbe dare ancora più sicurezza: van Zyl è superlativo. La mischia, soprattutto in chiusa, preoccupa tutti gli avversari che ricercano anche sistemi non proprio ortodossi e furbate varie per limitare i danni. Calci di spostamento e di alleggerimento? Qualcosa s'è visto, soprattutto per merito di Burton, ma siamo ancora lontani dagli standard delle migliori. Sui singoli non si dovrebbe porre l'accento visto ancora l'enorme lavoro di squadra che ci sarà da fare, ma vorrei sottolineare che Burton non andava sostituito se non altro per dargli fiducia e per sottolineare una prova nient'affatto carente mentre andava rimpiazzato Gori, troppo prevedibile e lento nelle scelte di gioco. In panchina, allo scopo, si stava congelando gente come Semenzato (in campo solo negli ultimi 5') e Botes (quest'ultimo poi entrato e così, di fatto, per norme assurdamente concepite ed imposte da chi vuol male al rugby italiano, non più straniero per il suo club di appartenenza: il Benetton Treviso).
Franco
Il terzo fattore è il nuovo corso paventato dall'allenatore transalpino. Logicamente ancora non ben assimilato e "digerito" ha portato e porterà ancora qualche dissesto, soprattutto difensivo; come quello che ieri ha lanciato in meta un giocatore francese che è passato tra Lo Cicero e Ghiraldini schierati in difesa tra i 3/4 mentre loro facevano a pari e dispari su chi avrebbe dovuto affrontarlo. Peccati di "gioventù" che tecnico e squadra sono obbligati, però, a rivedere e correggere.
Altro fattore destabilizzante è il calo fisico italiano che ieri si è manifestato negli ultimi 20-25 minuti dell'incontro. Non credo che ciò sia frutto di una preparazione insufficiente bensì della frustazione che deriva dal fatto di avere il possesso ed attaccare senza però mettere punti in saccoccia, mentre quando si difende qualche errore di troppo fa marcare punti all'avversario: è un muro di gomma che, pian piano, sfianca, toglie concentrazione e incute insicurezza. Anche l'attacco comunque ieri non ha brillato: di fronte ad una difesa preparatissima non abbiamo avuto alternative. Troppo lenti e prevedibili in un gioco che, vista appunto la sempre più efficace organizzazione delle difese odierne, richiede soprattutto velocità, tecnica e fantasia per riuscire ad imporsi. La touche si è comportata da par suo e con il rientro di Pavanello dovrebbe dare ancora più sicurezza: van Zyl è superlativo. La mischia, soprattutto in chiusa, preoccupa tutti gli avversari che ricercano anche sistemi non proprio ortodossi e furbate varie per limitare i danni. Calci di spostamento e di alleggerimento? Qualcosa s'è visto, soprattutto per merito di Burton, ma siamo ancora lontani dagli standard delle migliori. Sui singoli non si dovrebbe porre l'accento visto ancora l'enorme lavoro di squadra che ci sarà da fare, ma vorrei sottolineare che Burton non andava sostituito se non altro per dargli fiducia e per sottolineare una prova nient'affatto carente mentre andava rimpiazzato Gori, troppo prevedibile e lento nelle scelte di gioco. In panchina, allo scopo, si stava congelando gente come Semenzato (in campo solo negli ultimi 5') e Botes (quest'ultimo poi entrato e così, di fatto, per norme assurdamente concepite ed imposte da chi vuol male al rugby italiano, non più straniero per il suo club di appartenenza: il Benetton Treviso).
Franco
sabato 4 febbraio 2012
Scozia 6, Inghilterra 13
Dopo otto anni il XV della Rosa torna a vincere a Murrayfield.
Scozia sprecona nonostante le buone statistiche totali e albionici furbi nell'approfittare dell'unica disattenzione casalinga con cui in apertura di rirpesa Hodgson ha ottenuto la meta che ha gelato lo stadio.
Murrayfield
sabato 4 febbraio
Scozia 6 (p= Parks 2)
Inghilterra 13 (m= Hodgson; t= Farrell; p= Farrell 2)
Arbitro: George Clancy (Irlanda)
Primo tempo: 6-3
Scozia sprecona nonostante le buone statistiche totali e albionici furbi nell'approfittare dell'unica disattenzione casalinga con cui in apertura di rirpesa Hodgson ha ottenuto la meta che ha gelato lo stadio.
Murrayfield
sabato 4 febbraio
Scozia 6 (p= Parks 2)
Inghilterra 13 (m= Hodgson; t= Farrell; p= Farrell 2)
Arbitro: George Clancy (Irlanda)
Primo tempo: 6-3
Francia 30, Italia 12
Una Francia utilitaristica, concreta e molto attenta ha regalato al proprio coach esordiente, Philippe Saint-André, la prima vittoria che coincide anche con la rivincita del clamoroso KO subito lo scorso marzo al Flaminio. Il buon possesso dell'Ita(g)lia e la pressione dei suoi Avanti non sono però serviti a fermare i transalpini. Negli ospiti solamente quattro calci, naturalmente tutti a carico di stranieri.
Stade de France
sabato 4 febbraio
Francia 30 (m= Rougerie, Malzieu, Clerc, Fofana; t= Yachvili 2; p= Yachvili 2)
Italia 12 (p= Burton 2, Botes; d= Burton)
Primo tempo: 15-6
Arbitro: N. Owens (Galles)
Sei Nazioni Under 20
3 febbraio
Irlanda 11, Galles 6 (Athlone)
Scozia 3, Inghilterra 59 (Glasgow)
Francia- Italia (Bourgoin) rinviata per terreno ghiacciato
Stade de France
sabato 4 febbraio
Francia 30 (m= Rougerie, Malzieu, Clerc, Fofana; t= Yachvili 2; p= Yachvili 2)
Italia 12 (p= Burton 2, Botes; d= Burton)
Primo tempo: 15-6
Arbitro: N. Owens (Galles)
Sei Nazioni Under 20
3 febbraio
Irlanda 11, Galles 6 (Athlone)
Scozia 3, Inghilterra 59 (Glasgow)
Francia- Italia (Bourgoin) rinviata per terreno ghiacciato
mercoledì 1 febbraio 2012
Heyneke Meyer nuovo coach dei Bokke
Il 28 gennaio la SARU alla fine non ha potuto esimersi dal fare "la scelta".
Dopo quattro anni scellerati consegnati nelle mani di un poveretto incapace, che rispondeva al nome di Peter de Villiers, i parrucconi locali hanno capito che FORSE era il caso di smetterla di farsi prendere in giro dalle pressioni politiche dell'accozzaglia di criminali targata African National Congress.
Heyneke Meyer è pertanto il nuovo coach degli Springbokke e a lui è quindi affidato il compito di risurrezione della più gloriosa e celebrata nazionale di rugby union della storia di sempre.
Il pedigree di Heyneke Meyer è noto e non certo sta a me segnalarlo qui.
L'unico "consiglio" che mi permetto di dargli è quello di scegliere come responsabile della mischia un certo Naka Drotské.
Auguri Heyneke: avrai sempre il mio sostegno.
Buon lavoro e: OP DIE BOKKE!!!
venerdì 6 gennaio 2012
Dizionario degli All Blacks
Marco Pastonesi (da Genova) ne ha fatta recentemente un'altra delle sue avendo scritto e fatto pubblicare questo dizionario che, diciamocelo molto sinceramente, è un qualcosa di molto di più di un semplice "vademecum sotto forma di dizionario". Si tratta infatti di un genuino Gesto d'Amore che lo scrittore ha espresso ed indirizzato verso una delle sue più grandi passioni ovali. E la capisco perfettamente questa sua attutidine perché se me ne fosse data la possibilità io farei la medesima cosa verso i miei adorati Springbokke (per favore smettiamola una volta per tutte di chiamarli "Springboks").
Un esempio? Andatevi a leggere le undici pagine di introduzione scritte dallo stesso Pastonesi e scoprirete un mondo fantastico attraverso tanti piccoli episodi che danno più che mai l'idea di quale infinita avventura sia stata, sia e sarà sempre essere parte degli All Blacks.
Nell'opera ci sono anche omissioni di giocatori celebratissimi (ne cito solo tre, Bob Scott, Alex Wyllie e Bruce Robertson, perché non mi piace trovare poi troppi peli nell'uovo in un Gesto d'Amore del genere) a scapito di altri che hanno rappresentato invece ruoli secondari nella storia dei Tutti Neri. La parte finale del libro ci presenta invece un "fuori-Dizionario" (o Appendice) sotto forma di un Terzo Tempo allargato a idee ed opinioni di alcuni addetti ai lavori, scrittori e giornalisti dove però due di queste, ad opera di Marco Bollesan e Franco Carnovali, sono frutto di frettolosità e pressapochismo clamorosi.
Detto che questo libro è il naturale proseguimento di "All Blacks" scritto dal medesimo autore nel 2003 vi informo infine che quello che non vi dirà mai Pastonesi è che per quanto leggendari siano gli All Blacks esiste un'altra squadra con addirittura pari, se non superiore mistica, che sembra sia stata creata apposta per accaparrarsi la fetta più grande di quella torta di gloria irripetibile che ha rappresentato il rugby nel ventesimo secolo.
Ringrazio Marco per avermi donato con tanto di dedica questa opera che va ad arricchire enormemente la mia collezione. Non possiamo che augurargli di continuare a sfornare ulteriori chicche del genere.
Giampaolo
6/1/2012
DIZIONARIO DEGLI ALL BLACKS
di Marco Pastonesi
Dalai editore, 2011
285 pagine, copertina rigida
€ 24,00
Un esempio? Andatevi a leggere le undici pagine di introduzione scritte dallo stesso Pastonesi e scoprirete un mondo fantastico attraverso tanti piccoli episodi che danno più che mai l'idea di quale infinita avventura sia stata, sia e sarà sempre essere parte degli All Blacks.
Nell'opera ci sono anche omissioni di giocatori celebratissimi (ne cito solo tre, Bob Scott, Alex Wyllie e Bruce Robertson, perché non mi piace trovare poi troppi peli nell'uovo in un Gesto d'Amore del genere) a scapito di altri che hanno rappresentato invece ruoli secondari nella storia dei Tutti Neri. La parte finale del libro ci presenta invece un "fuori-Dizionario" (o Appendice) sotto forma di un Terzo Tempo allargato a idee ed opinioni di alcuni addetti ai lavori, scrittori e giornalisti dove però due di queste, ad opera di Marco Bollesan e Franco Carnovali, sono frutto di frettolosità e pressapochismo clamorosi.
Detto che questo libro è il naturale proseguimento di "All Blacks" scritto dal medesimo autore nel 2003 vi informo infine che quello che non vi dirà mai Pastonesi è che per quanto leggendari siano gli All Blacks esiste un'altra squadra con addirittura pari, se non superiore mistica, che sembra sia stata creata apposta per accaparrarsi la fetta più grande di quella torta di gloria irripetibile che ha rappresentato il rugby nel ventesimo secolo.
Ringrazio Marco per avermi donato con tanto di dedica questa opera che va ad arricchire enormemente la mia collezione. Non possiamo che augurargli di continuare a sfornare ulteriori chicche del genere.
Giampaolo
6/1/2012
DIZIONARIO DEGLI ALL BLACKS
di Marco Pastonesi
Dalai editore, 2011
285 pagine, copertina rigida
€ 24,00
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